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Donare

Donare :

Non so se ti è capitato di restar deluso per aver

supportato terzi, amici, parenti, collaboratori,
colleghi e non aver ricevuto in cambio neppure

il minimo, nemmeno un grazie.
La frase tipica dei delusi è :
Ho fatto cosi tanto per questa persona e neanche un grazie.
Possiamo confermare che è normale avere aspettative

nei confronti di un datore di lavoro,
perché si lavora anche per il bisogno di potersi sostenere

economicamente, quindi ci aspettiamo il salario.
Ben altra cosa è, quando iniziamo ad aiutare gli altri con

l’aspettativa di voler ottenere
un beneficio e ci travestiamo da ‘disinvolti e sereni supporter,

’ covando rancore se l’altro non ci mostra ciò che avevamo

sperato donando.
Gli esperti del settore dicono, che attuando il supporto a terzi,

carichi di aspettativa,
mostriamo a chiare lettere che non siamo ancora maturi per donare.

Colui che va a beneficare altre persone,
dovrebbe farlo serenamente per il gusto di farlo, a prescindere,

altrimenti sta facendo commercio o politica travestendosi

da benefattore disinteressato.
Non fare del bene se non sei disposto a sopportare il

male che te ne verrà.
Questa frase dovrebbe essere elaborata bene da ognuno di noi,

perché ci permette di diventare benefattori
maturi e lucidi.
Altrimenti corriamo il rischio di restare vittima di delusioni nate da aspettative.
Come diceva il mistico Osho :
le aspettative sono i coperchi dei nostri vuoti interiori.
La domanda potenziante che possiamo fare a noi stessi,

ogni volta che stiamo aiutando altre persone,
dovrebbe essere questa :
sono libero da aspettative mentre sto aiutando ?
Se la risposta interiore è si, allora possiamo procedere

perché abbiamo raggiunto la
maturità emotiva nel donare.
Nel caso contrario, cioè mi aspetto qualcosa dall’altro,

sarà meglio evitare
di donare perché stiamo andando incontro a delusioni

da noi create dovute alle aspettative.

Spesso coloro che ricevono il beneficio, per evitare di

sentirsi deboli nei confronti del beneficato, diventano

ingrati, e può scattare la famosa
‘sindrome rancorosa del beneficato’.

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